Cari Startupper, per fare strada servono professionisti,
non cugini.


Avere una start up vuol dire lavorare almeno inizialmente con dei budget molto limitati, budget che devono essere utilizzati al meglio e indirizzati a chi ha competenze e conoscenze. Questo purtroppo non sempre accade: esiste la fantomatica figura dell’amico/parente che realizza a costi minimi lavori che invece hanno un costo maggiore secondo il tariffario di un’agenzia di comunicazione e marketing. La differenza? Costo zero e prodotto scadente vs. costo equo e prodotto di qualità.

L’informazione e le statistiche raccontano quotidianamente uno scenario contraddittorio se non negativo sul mondo della start up, minando l’ambizione e la speranza di un futuro migliore di chi intraprende la via imprenditoriale. Eppure, nonostante tutto, gli imprenditori continuano a emergere e a creare start up potenzialmente di valore che offrono respiro a un mercato sempre più in evoluzione.

A giugno 2016 il numero delle start up in Italia è cresciuto più del 9% rispetto all’anno precedente: circa 6.000 imprese hanno creato nuovi posti di lavoro e dato valore al mercato italiano. Ma come sopravvivere con un sempre più incalzante numero di concorrenti?

Communication strategy, brand awareness, brand reputation, customer care e tante altre azioni che rendono un marchio riconoscibile in questo pluralismo informativo di soluzioni, sono la chiave del successo se si vuole fare impresa nell’era della comunicazione digitale. Differenziarsi è la chiave, al giorno d’oggi, se si vuole emergere nell’oceano di start up che ogni giorno entrano nel mercato e lo rendono ancora più competitivo. Come fare a essere unici con un numero di competitors così alto?

Bisogna essere professionali, funzionali e organizzati e questo i CEO delle start up lo sanno bene. Sono infatti i Millennials i nuovi protagonisti del panorama imprenditoriale, coloro che dell’innovazione e della tecnologia ne fanno il loro pane quotidiano. Linkedin è la loro giungla digitale fatta di possibilità di networking e da opportunità da cogliere al volo se si vuole fare della propria impresa un brand di successo. Ma attenzione, un problema risalta in questo pluralismo di opportunità: come e dove investire?

È una domanda assai importante se si pensa che una start up su tre chiude entro i quattro anni di attività. I CEO sono sempre a caccia di finanziamenti per dare forma alle proprie idee e per questo si affidano a finanziatori privati o pubblici per poter superare almeno lo scoglio iniziale dell’apertura. Ma le idee innovative e di valore non hanno futuro se non supportate da un team di professionisti in grado di dare forma a una strategia valida. Molto spesso, invece, per mancanza di fondi, si sostituiscono i team di professionisti delle agenzie di comunicazione con scappatoie e finte corsie preferenziali fatte da amici, cugini e tools online che invece di valorizzare la mission della start up, creano un gran pasticcio. Ogni giorno possiamo imbatterci in siti internet non responsive, in piani editoriali deboli e poco creativi e in pagine social che utilizzano tutte lo stesso identico linguaggio per ogni piattaforma creando una comunicazione poco efficace e totalmente inutile. Tutte queste criticità, nella maggior parte dei casi, sono frutto del lavoro di chi, un po’ per ingenuità e un po’ per superbia, diventano responsabili di progetti di comunicazione pur non avendo il background esperienziale necessario per portare avanti un lavoro di successo.

Henry Ford diceva “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi, è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo.” ed è questo il nocciolo della questione: investire poco budget in comunicazione facendola fare a sprovveduti di sangue non solo è una perdita di tempo, ma anche di denaro. La comunicazione e il marketing sono branche di una stessa scienza che non può essere appresa solo dai libri di testo universitari, dagli interessanti e ben scritti articoli degli Influencers di Linkedin ma per la maggiore è un lavoro che si impara con il tempo, seguendo progetti su progetti, partecipando a brainstorming e seguendo mentori in grado di poter insegnare qualcosa. Non ci si può improvvisare!

Siti internet non responsive, immagini non ottimizzate, amanti della letteratura che si cimentano nel copywriting vanno a deformare un lavoro che invece deve essere svolto da veri e propri professionisti della comunicazione, coloro che hanno un portfolio di case history alle spalle, esperienza da vendere, creatività in ogni strategia di marketing. Lavorare con un brand neonato vuol dire dargli forma, carattere, parola e stile. Sono attributi che quotidianamente vengono migliorati dalle grandi compagnie che regnano sul mercato che di tanto in tanto attuano un rebranding del loro posizionamento sia dei loro prodotti, sia della loro immagine. Ecco perché dando vita a una start up si deve dare vita anche a un team professionale e specializzato.

Viviamo in un momento storico in cui la negatività ha preso il sopravvento nell’informazione, che inevitabilmente intacca la fiducia nel futuro di molti che hanno intrapreso la coraggiosa e faticosa strada dell’impresa: renderla ancora più impervia circondandosi di figure professionali deboli e inesperte non farà che appesantire il fardello; crearsi invece sicurezza e vedere risultati darà invece sollievo a un lavoro certamente difficile ma davvero bello.

E con il cugino improvvisato videomaker poi potrete sempre prendervi una birra nel weekend! Per le strategie di marketing, invece, rivolgetevi a veri esperti.

Link utili:
Canera di commercio d'Italia. Start up innovative, report sul 2° TRIMESTRE 2016, 01 Luglio 2016
Europa quotidiano, L’Italia non è paese per startup: una su tre chiude subito.
Il Sole 24 Ore, Nasce il portale nazionale per i finanziamenti alle start-up. 04 giugno 2015